Intervista esclusiva ai Sonohra

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In occasione della serata dello scorso 7 febbraio al Baruffa Cafè di Rovigo abbiamo approfittato per intervistare i Sonohra, due fratelli cantanti e musicisti che hanno vissuto anche l’emozione di Sanremo vincendo la categoria giovani nel 2008 con L’amore, una hit che tutti hanno cantato a squarciagola anche l’altra sera. Portavoce del duo è Luca Fainello, la prima domanda in pieno clima sanremese è quasi scontata: cosa si prova a salire sul palco del Festival? Secondo me all’epoca, quando l’abbiamo fatta noi era anche più sentita, c’era più emozione quando ti esibivi perché Sanremo aveva ancora il potere di determinare la carriera di un’artista, mentre al giorno d’oggi ci si arriva che sei già più informato; inoltre adesso è più un contesto televisivo mentre una volta era più improntato sull’artista e sulla canzone mentre negli ultimi anni è più show, un programma tv che fa molta audience che però tende a sgonfiarsi molto rapidamente. Sicuramente Sanremo ti dava quell’emozione quando salivi sul palco che ti chiedevi “Chi me l’ha fatto fare di essere qua” e detto volgarmente di cagavi addosso…Una cosa che si è persa, ed era bella…manca l’emozione…Con il primo disco grande successo, premi, tour…è difficile mantenere questo successo? E’ molto difficile, sono cambiate le mode, sono cambiati i “modi” di uscire per un’artista. Quando siamo usciti noi non c’erano ancora i social, c’era solo MySpace. Poi il mondo della musica nel giro di un anno è cambiato totalmente e sono subentrate altre situazioni…Noi abbiamo sempre cercato di mantenere il successo, in realtà è la cosa più sbagliata. Negli ultimi tempi per esempio o meglio nell’ultimo anno e mezzo abbiamo intrapreso un progetto indipendente in trio e abbiamo ripreso dalle origini, abbiamo resettato tutto e abbiamo ripreso dai locali…Siete tornati come degli “esordienti famosi”? E’ stata una scelta che in tanti ci hanno criticato invece secondo me è una scelta giusta così hai la reale percezione di quello che la gente vuole, di quello che la gente ascolta, facendo comunque una cosa sicuramente non commerciale. Con questo spettacolo stiamo prendendo anche un nuovo pubblico. Mantenete quindi i contatti e magari arriverà un’altra canzone di successo? Se arriverà sarà comunque inerente a quello che stiamo facendo adesso. Comunque a noi del successo non ce ne importa nulla. Non siete pentiti di aver perso quella visibilità? Probabilmente non ce n’è mai importato. Noi ogni quindici giorni riceviamo proposte da manager, produttori ma diciamo di no a tutti perchè stiamo bene così, stiamo lavorando e questo progetto qua ci porterà ad ottenere dei risultati per quello che siamo ora. Senza l’ansia del music business. Potevate rischiare in effetti di diventare delle meteore, quasi delle macchiette. Adesso sai che ci sono tutti quei format anni 2000 che fanno nelle discoteche, sai quante proposte abbiamo ricevuto…venite qua, fate l’ospitata. Ma non è quello che facciamo adesso. Noi facciamo una cosa diversa. Non è una cosa di business, non è una cosa commerciale, è una roba che ci piace. Ho visto video in cui suonate pezzi anche impegnativi, ad esempio i Dire Straits e tecnicamente siete molto bravi. Ma eravate già così o siete cresciuti negli anni? Noi eravamo già così, magari non era venuto fuori ma noi suonavamo già nei locali ed avevamo fatto tante date. La vostra scaletta adesso com’è quindi? Noi i nostri brani li facciamo, il nostro è uno spettacolo di inediti che però facciamo riarrangiati insieme a delle cover, anche loro riarrangiate. Tre quarti di brani nostri e più o meno un 40% di cover perchè comunque nei locali dove non ci sono solo i tuoi fan, e ci sono quelli che vengono a bersi una birra, anche quelli sono un potenziale pubblico nuovo. Attualmente i locali li facciamo tutti pieni. Andiamo un pò dappertutto, anche in Germania. Avete comunque provato a tornare a Sanremo? Ci vuole il pezzo giusto? Si abbiamo provato, il pezzo comunque è l’ultima cosa. Devi entrare in determinati giri. Devi far parte di certi sistemi a meno che non fai numeri  importanti. Fate anche concerti, feste della birra? Facciamo tutto quello che c’è da fare, non mettiamo paletti, dove ci chiamano noi andiamo. L’accoglienza com’è da parte dei giovani? I giovanissimi no, ascoltano un altro genere. Ma dai 18/20 fino ai 35 anni ci seguono…Ultima domanda. Il rapporto con tuo fratello? Noi siamo un pò come gli Oasis…Beh non è un bel esempio…Ma siete complementari o pari livello? Sicuramente complementari. Mio fratello è più musicista, più virtuoso, se fossimo tutti e due virtuosi sarebbe come avere due galli in un pollaio…Ci bilanciamo…

Ringraziamo ancora Luca dei Sonohra per il tempo dedicatoci e buona musica a tutti!

I Sonohra al Sanremo nel 2008