#IoApro, la replica: “Non siamo codardi, rispettiamo solo le regole e i nostri clienti!”

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Al Pettegolo piace dar voce a tutti e giustamente, se da una parte c’è chi da venerdì ha sposato l’iniziativa #IoApro, c’è anche, ed è la stragrande maggioranza, chi ha deciso di tenere le porte chiuse rispettando i regolamenti anticovid. Un gran numero di gestori di bar e ristoranti a cui però resta scomodo il titolo di “codardi” arrivato non solo da colleghi ma anche da molti clienti sulle pagine dei social. Elena della Suite 30 Cocktail Bar nel centro di Rovigo affronta con un post proprio questo argomento: “Ho letto molti commenti che inneggiavano alla codardia di quelli che, come me (parecchi), venerdì non apriranno. A mio parere non ce la meritiamo un ulteriore umiliazione. Questa è la vera protesta, scegliere di rimanere lucidi quando tutto va a scatafascio. Continuare a tutelare il nostro lavoro non infrangendo le regole vuol dire avere rispetto per quello che in questi mesi durissimi abbiamo dovuto sopportare. Nonostante siamo sicuri, che le misure che ci hanno penalizzato non siano state efficaci a contenere il contagio, il punto focale è non rischiare di passare dalla parte del torto, dando un ulteriore conferma a chi era convinto che chiudendo i bar e ristoranti avrebbe risolto il problema. Tutti noi viviamo una drammatica crisi, il nostro settore è tristemente in ginocchio, abbiamo bisogno di tornare a lavorare in tempi brevissimi, a mio parere non così. Non c’è più tempo! Rispetto la decisione di chi aprirà pur non condividendola”.

Elena della Suite 30 Cocktail Bar

Tra i primi a dichiararsi anche Daniele dell’Hops di Rovigo: “Ce lo state chiedendo in tanti. E noi rispondiamo no, non apriamo il 15 gennaio. Al movimento che da giorni sta montando in Italia che vorrebbe che tutti i bar/pub/ristoranti aprissero per protesta, ci dissociamo”, lo spiega in una nota sulla pagina facebook il locale rodigino Hops. “Non chiederemo ai nostri clienti di rischiare di prendersi 400 euro di multa per una protesta nostra sostanzialmente. Non rischieremo noi di prendere altre sanzioni – continua la nota – Non gliela diamo al governo la possibilità di additarci ancora come untori nel caso salissero i contagi”. Sulla Voce di Rovigo di oggi si aggiungono al coro delle dichiarazioni anche altri locali del centro: “A malincuore dobbiamo dire di no – spiega Marco Cardin, titolare del bar Venezze – se avessero aderito in tanti, allora avremmo fatto un ragionamento diverso, ma rischiare di chiudere completamente il locale, o mettere a rischio i clienti in quattro per tutta la città, allora no, non ci stiamo”. Sono stati tentati, da Daniele Rossi, del Prosciuttiamo, a Giacomo Sguotti e Rubens Pizzo del Corsopolitan, ad altri gestori del centro cittadino, con il fatturato in crollo verticale. “Se la protesta fosse stata accettata dalla maggioranza – dichiara Rossi – avremmo aderito anche noi. Il rischio, però è troppo elevato. Non c’è solo la multa da 400 euro, mettiamo a rischio anche i clienti. A malincuore abbiamo detto no”. Uscendo dalla città arriva forte su Facebook anche la risposta della Tana del Luppolo, noto locale a Saguedo a pochi km da Lendinara. “Noi non abbiamo aperto per pochi semplici motivi: 1) Siamo stanchi di essere etichettati da quei 4 poltronari incompetenti come gli untori dell’Italia e non volevamo dargli l’ennesimo assist per farci passare per untori 2) Siamo coscienti della situazione sanitaria e soprattutto solidali nei confronti di chi il COVID-19 lo combatte in prima linea come i nostri sanitari 3) Non vogliamo prendere sanzioni pecuniarie da questo stato che non ci ha mai dato un ristoro, perché i nostri soldi a te stato non te li regalo perché non li meriti e noi non meritiamo di essere trattati come i peggiori da questa classe politica di ciaciaroni corrotti 4) Perché il bello della Tana sono i suoi clienti che la riempiono e che fanno festa mentre si ride e si scherza con la bocca piena e con le dita unte di salsa ranch. Adesso rispettateci e pensate che una azienda, se fatta di gente volenterosa e onesta può avere successo. La stessa azienda si potrebbe chiamare Italia”.