Torino, anche giovani polesani nell’inferno

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Erano andati a Torino con la speranza di partecipare ad una grande festa di calcio e tifo. Per poco la serata della finale di Champions fra Juventus e real Madrid non si è trasformata in assurda, e inconcepibile, tragedia. Partiti da Bosaro, da Rovigo, da Guarda Veneta e da Adria per assistere a Juventus – Real Madrid sul maxi schermo di piazza San Carlo, ed invece la serata si è trasformata in panico e calca, corpi pestate e scarpe perdute, feriti e fuggi fuggi nel terrore di attentati. A raccontare il dramma di Torino è Raffaele, 17enne partito da Bosaro con tre amici “per vedere la partita nel cuore del tifo bianconero. Ad un certo punto la gente ha cominciato a muoversi, a correre. Voci di un allarme bomba. In una piazza vicina qualcuno aveva scoppiato dei petardi. Poi altre voci incontrollate hanno urlato che si stavano muovendo, che stavano arrivando con le auto”. Ed allora è stato il panico, perché la folla di tifosi in piazza San Carlo, in pieno centro a Torino, ha avuto paura, qualcuno ha pensato che si stesse compiendo un attentato, con un camion lanciato sulla folla. “Tutti sono scappati, io e i miei due amici siamo caduti a terra. Ci siamo feriti leggermente sui tanti vetri delle bottiglie di birra gettate a terra. Poi ci siamo rialzati e siamo scappati di lato. C’erano persone a terra che venivano calpestate, il panico”. Pochi minuti dopo un nuovo focolaio di terrore “altre ondate di gente in fuga, persone contro le balaustre delle scale, molti feriti. Poco dopo sono giunte le ambulanze. Io mi sono fatto curare un piccolo taglio alla caviglia. Idem per i miei amici. Ho visto un ragazzo a cui avevano messo 30 punti di sutura ad un ginocchio. Una ragazza calpestata poco prima”. E poi le scarpe: “Nella ressa molti le hanno perse, ci si calpestava nel fuggi fuggi. Un mio amico ne ha persa una, ma molti raccoglievano quelle che trovavano, giusto per non rimanere scalzi. La polizia poi ha arrestato tre immigrati intenti a rubare scarpe abbandonate. E’ stata follia pura”.

fonte: La Voce di Rovigo,  foto: web